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La battaglia di Sekigahara

 

Il luogo dello scontro principale, ricordato da un cippo, in lontananza

Takezo giaceva in mezzo ai cadaveri. Intorno a lui se ne contavano a migliaia. “Il mondo è impazzito”, pensò turbato. “L’uomo è come una foglia secca in balia della brezza d’autunno”.

Eiji Yoshikawa “Musashi” Luni Editrice, 2016, p. 5

Così comincia il famosissimo romanzo di Eiji Yoshikawa, dedicato ad una delle figure più conosciute della cultura giapponese: Miyamoto Musashi, l’uomo di spada imbattibile, l’autore de “Il Libro dei Cinque Anelli”. Il giovane Musashi si risveglia, vivo per miracolo, nella pianura di Sekigahara sferzata dalla pioggia, al termine della battaglia che decise le sorti del Giappone.

Qui, il 21 Ottobre del 1600, si scontrarono l’esercito dell’Est, guidato da Tokugawa Ieyasu, e l’esercito dell’Ovest, comandato da Ishida Mitsunari. Già da tempo la situazione politica lasciava presagire che si sarebbe giunti ad un inevitabile scontro. Nel 1582 Oda Nobunaga, che era divenuto il signore più potente dell’epoca dopo aver posto fine allo shogunato Ashikaga, morì commettendo seppuku nel tempio Honnō-ji, a Kyoto, in seguito al tradimento del suo ufficiale Akechi Mitsuhide. Il potere venne preso quindi da Toyotomi Hideyoshi, fedelissimo di Oda. Questo influente personaggio, di umili origini eppure in grado di tenere unito il paese dopo la morte del suo signore e di divenire figura di riferimento, morì nel 1591, lasciando un vuoto di potere.

Il luogo in cui Tokugawa Ieyasu pose il suo ultimo accampamento, alla fine della battaglia

Già negli ultimi anni della sua vita il clan Toyotomi aveva iniziato a mostrare segni di indebolimento, lasciando spazio alla nascita di diverse fazioni al suo interno, che cominciarono a tramare per contendersi il potere. A capo di tali fazioni vi erano appunto Tokugawa Ieyasu e Ishida Mitsunari. Ieyasu, che aveva maggiore influenza e potere, venne presto accusato di voler usurpare l’eredità del clan Toyotomi, opinione consolidata soprattutto tra i fedeli di quest’ultimo. Le ostilità continuarono a succedersi nel tempo, tra complotti, movimenti di truppe e alleanze, sino a che si giunse allo scontro finale tra gli eserciti formatisi intorno alle due fazioni, chiamati appunto esercito dell’Est ed esercito dell’Ovest. Sebbene l’esercito dell’Est apparisse inizialmente in svantaggio numerico e tattico, il tradimento di alcuni daimyō a capo di diverse truppe dell’esercito dell’Ovest, con i quali Ieyasu aveva stretto alleanze prima della battaglia, portarono infine alla sconfitta delle forze leali al clan Toyotomi, e alla vittoria dell’esercito dell’Est. Si apriva una nuova era per il Giappone.

Tokugawa crebbe esponenzialmente in potere ed influenza, dopo questa battaglia, tanto da ricevere direttamente dall’Imperatore, nel 1603, il titolo di Shōgun, rimasto vacante da tempo, dopo la caduta dello shogunato Ashikaga. Si chiudeva il periodo Sengoku, caratterizzato da continui conflitti tra i clan, e iniziava il periodo Tokugawa, ricordato come un’epoca di pace e prosperità, che sarebbe durato sino al 1867.

Un paesaggio tranquillo e idilliaco, nella moderna Sekigahara

Abbiamo visitato Sekigahara in un giorno d’estate, l’anno scorso. E’ un luogo tranquillo, una distesa di risaie e campi coltivati, circondato da dolci colline e da graziose casette. Lungo le strade e in alcuni posti tra le alture e lungo la pianura, gli stendardi dei clan ricordano le posizioni in cui si trovavano gli stessi durante la battaglia. Un museo spiega con una grande mappa commentata con una voce narrante (anche in inglese) e luci i movimenti delle truppe durante la vicenda, ed espone diverse armature. In quella giornata soffiava un forte vento che smorzava un poco il calore cocente dell’estate giapponese, e il canto delle cicale era assordante. Le libellule si libravano numerose, ovunque, mentre le nuvole si rincorrevano veloci e candide nel cielo. Dinanzi al cippo che segna il luogo in cui si svolse lo scontro più cruento, in silenzio abbiamo pensato a tutti quegli uomini morti per ambizioni altrui, a come le vicende della storia coinvolgano spesso in modo tragico così tante vite. Una preghiera, non importa proveniente da quale cultura, nasce spontanea e commossa.

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