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Progetti

Progetti, quanto è necessario farne, nonostante tutto.

Si va avanti, sempre. Tenendo conto del passato, ma senza tornare indietro, bensì portandolo con sé e rendendolo quanto è giusto diventi per noi. Non per tutti il passato ha lo stesso valore. Può essere insegnamento, può essere conforto, può essere qualcosa da dimenticare. Troppe sfaccettature ha la vita di ognuno per poter generalizzare.

Ma parliamo di progetti, appunto. Uno di essi per me si è appena concretizzato.

Il 3 maggio ho pubblicato il mio primo libro, e a venti giorni da tale data finalmente trovo un po’ di quella calma interiore necessaria a distogliere per un attimo l’animo dall’ansia e dalla trepidazione che mi hanno accompagnata insieme a tale uscita. Sia ben inteso, altrettanta è stata la gioia, ma per carattere tendo sempre a non lasciarla mai prevalere del tutto, soprattutto quando si tratta di qualcosa che riguarda me in prima persona.

Ora “In Giappone mi si è fermato l’orologio” sta andando per la sua strada.

Devo lasciarlo andare, pur con la necessaria attenzione con cui sempre seguirò il suo percorso, perché è parte di me. Ma ora è anche dei lettori, non più solo mio.

Inizio quindi a pensare a nuovi progetti, perché occorre tempo per concretizzarli. Questa esperienza mi ha anche insegnato quanto impegno sia necessario, e come si debba appunto gettare sempre lo sguardo oltre, perché nulla nasce davvero dall’oggi al domani.

Si vede un risultato finale e si tende magari ad attribuirgli un’immediatezza e una sorta di gemmazione spontanea, come se bastasse solo l’intenzione per far nascere qualcosa che ci piacerebbe condividere. Non è così. Dietro un libro ci sono notti insonni, riletture continue, mal di schiena, occhi appannati. Dietro un libro autopubblicato, c’è inoltre il rendersi conto che è tutto nelle tue mani, con tutti i vantaggi e gli svantaggi del caso. “In Giappone mi si è fermato l’orologio” l’ho fatto io, da cima a fondo.

Mi sono appoggiata ad una piattaforma di self-publishing italiana che ho scelto per poterlo stampare e distribuire. E anche circa il self-publishing non si è trattato di una decisione presa dal nulla, mi sono imposta di informarmi, di aprire la mente a questa possibilità, di mettermi in discussione senza i pregiudizi che inizialmente avevo. Si cresce continuamente.

Quali saranno questi nuovi progetti, quindi?

Chi avrà visto il mio libro avrà notato il logo di Stanze Giapponesi in copertina, e, piccino, anche sul dorso. Non è un caso, ma la volontà di dare un’identità a quella che idealmente immagino come una collana. Vi parlavo in un post precedente di un primo volume da sfogliare, nella biblioteca immaginaria delle Stanze. Ecco, si tratta di questo.

Lo considero un inizio, il primo tassello di un progetto più ampio.

“In Giappone mi si è fermato l’orologio” è la storia di come il Giappone si è fatto strada nella mia vita, è il racconto dell’origine di una passione, origine di cui non mi ero mai resa bene conto, e che ho indagato proprio scrivendo e tornando con la mente a varie fasi della mia esperienza personale. Un necessario preambolo, con scene prese da tutti e sette i viaggi svolti sinora, momenti che ho scelto per esemplificare varie tematiche.

Ora il progetto continua.

Ci sono sette viaggi da raccontare come meritano, con i loro itinerari, le esperienze, le riflessioni e le curiosità.

In questo primo libro si scopre cosa c’è dietro la voce narrante, perché la scelta di raccontare di questo paese, che attualmente va così di moda. Nei prossimi che sto immaginando si viaggia insieme.

Io mi metto al lavoro, mentre il mio primo libro muove i suoi passi per introdurvi al mondo della mia passione, per farvi conoscere la persona dietro le parole.

Mi emoziona pensare a quanto ancora desidero raccontare, è un modo anche per me di ritrovare il mio tempo, quel concetto a me tanto caro che è parte fondamentale di “In Giappone mi si è fermato l’orologio”.

Per questo era necessario questo primo libro, ed era necessario che fosse così, un viaggio soprattutto interiore.

 

 

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