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Un parfait davanti al fiume

In un giorno di dicembre di quella che sembra una vita fa, sto gustando un parfait davanti al fiume Katsura, ad Arashiyama, nei pressi di Kyoto.

Il famoso ponte Togetsukyo, che nel nome rievoca la luna, si slancia sopra le sue acque, occupando tutta la parte sinistra della vetrata che mi separa dall’esterno. Una pausa durante il pomeriggio che stiamo trascorrendo nei pressi della foresta di bambù, in attesa della sera. Il fiume scorre incessante, un paesaggio che pare uscito da un sogno gli si leva intorno. Colline dalle forme dolci e coperte di vegetazione, edifici di legno dal sapore di un altro tempo che si distendono lungo le rive. Ci siamo fermati in questo locale, attirati dalla splendida vista che offriva, oltre che dal listino all’esterno che prometteva queste belle coppe di gelato. Per qualche attimo avevamo esitato ad entrare, non vedendo nessuno all’interno, ma non appena varcata la soglia siamo stati accolti da una signora di mezz’età che ci ha sorriso e salutati con voce dolce.

Ordiniamo dei parfait che, quando ci arrivano, sembrano dipinti da quanto sono belli e colorati. Quasi mi dispiace affondare il cucchiaio, e li immortalo in una foto per ricordo. Mi appare chiaro il concetto di gustare prima con lo sguardo. Mi stupisco per il fatto che il locale sia vuoto, vista la bellezza del posto e la bontà di quanto proposto. Fuori, a poca distanza da dove ci troviamo, c’è una caffetteria da asporto, che abbiamo oltrepassato per arrivare sin qui. La coda lunghissima di donne e ragazze che attendevano davanti a quella caffetteria ci ha lasciati di stucco. Aspettavano tutte entusiaste di poter giungere dentro per uscire poi con quello che credo fosse del caffè dentro dei grandi bicchieri di carta con il coperchietto bianco di plastica per proteggerlo durante l’asporto. Poi si dirigevano quasi tutte verso il muretto che delimita la riva del fiume, posavano il bicchiere sulla pietra, e cominciavano un vero e proprio servizio fotografico con il caffè, da varie angolazioni, con vari sfondi, con la loro presenza nella foto oppure no. Una moda del momento, pensiamo, probabilmente qualcosa da condividere il prima possibile su qualche social, per far vedere che si è assaggiato quel certo famoso prodotto che è in voga. Forse, penso io, i parfait non sono più così di moda tra le ragazze, ora predomina il caffè, che in effetti si trova ovunque e in tutti i modi, altro che temere di andare in un paese dove ti mancherà tanto questa abitudine. Persino io quella stessa mattina ho bevuto la mia tazzina di caffè in un vero e proprio bar in stile italiano dentro la stazione di Kyoto, dove dietro al bancone era esposta una certificazione di esperto di caffè che il barista giapponese aveva preso in Italia. E non costava nemmeno molto più che in Italia.

Il gusto del gelato al matcha mi inebria, mentre la consistenza gommosa di uno dei piccoli mochi di un bianco perlato, che guarniscono la coppa, crea quel piacevole contrasto di consistenze, sapori, gusti, che tanto mi piace e che in Giappone pare essere sempre presente. Gli occhi non riescono a staccarsi dal paesaggio, dalle acque del fiume che sfiorano i piloni del ponte, rallentando in zone di acqua più bassa, creando nastri d’argento sulla superficie. Oltre il vetro, poco sotto di noi, scorrono anche scene della quotidianità umana. Ci sono i guidatori di risciò che corrono, atletici, abbronzati e sempre un po’ sfrontati nell’atteggiamento, scherzano spesso e volentieri con le donne più giovani che vedono passare, soprattutto se si tratta di gruppetti di amiche. Mi ricordano un po’ i gondolieri, a Venezia. C’è una coppia di fidanzati che discute animatamente da un bel po’, la ragazza che ogni tanto si lascia andare a qualche gesto esasperato all’indirizzo del compagno.

Finisco il parfait, il locale resta ancora quasi del tutto vuoto, ad eccezione di tre persone che si sono accomodate poco lontano da noi. La stanchezza della lunga giornata di camminate si fa sentire, non vorrei più andarmene da questo angolo in cui si srotolano davanti ai miei occhi gli incanti di un luogo pieno di quella suggestione che rende unico questo paese. Ordino anche una tazza di tè matcha, mentre il cielo si fa di un colore sempre più intenso, scivolando verso la sera. Sulle colline che vanno scurendosi cominciano ad accendersi i fanali dell’illuminazione invernale. Viola, lilla, blu. Sta per iniziare un nuovo tipo di incanto, ma io intanto sto sorseggiando il mio tè.

Camminerò lungo il fiume, poi, ad annegare gli occhi sulle acque nere dove si riflette il fuoco acceso sulle barche che praticano la pesca con i cormorani. Le scintille sfuggite al fuoco sospeso sulle prue, la cui luce sanguigna rende gli uomini stessi delle entità misteriose, il frullio delle ali dei cormorani. Un torii nel buio, ad aprire sulla riva opposta, nelle colline, la salita al bosco. Tutto è quasi irreale, se non fosse per i tanti visitatori che camminano accanto a me e mi tengono con i piedi per terra, ricordandomi che è tutto vero, e che sto vivendo quello che è mondo reale, e una comune umanità.

Mentre finisco di sorseggiare il matcha davanti al fiume, non so ancora che di lì a poco mi irriterò un po’ per la moltitudine di gente che affollerà la foresta di bambù, e che dovrò ritagliarmi quello spazio di calma ed incanto per poter conservare nel cuore la bellezza dell’esperienza. Il cielo nero, la luna tonda e luminosa che spunta tra i bambù lievemente illuminati dalla luce calda delle lanterne.

E in quel freddo giorno di dicembre del 2018, alla vigilia del mio trentacinquesimo compleanno, non avrei mai e poi mai potuto immaginare che poco più di un anno dopo sarebbe arrivato l’inimmaginabile, a sconvolgere il mio mondo, e il mondo di tutti. Che non si sarebbe più potuto viaggiare, che nulla si sarebbe più potuto dare per scontato.

In quel giorno di dicembre, che ora riappare nei miei ricordi più cari, sono colma di felicità, mentre mangio una coppa di gelato davanti ad un incantevole angolo del paese che tanto amo. Guardo il fiume scorrere, e penso che il giorno dopo avrò un anno in più, e sarà splendido poter varcare questa nuova soglia in Giappone.

Tutto mi appare sfumato come in un dipinto ad inchiostro, ora, vivido e pieno di sfumature, che bisogna prestare attenzione a non far sbiadire del tutto nell’acqua.